STORIA DEI TAROCCHI – Le Minchiate di Firenze e i Tarocchini di Bologna

STORIA DEI TAROCCHI – Dalle Monchiate e Tarocchini ai Tarocchi (dal 1400 al 1600)

I giochi di carte accompagnano da sempre la storia dell`uomo.

Esistono mazzi composti da numeri differenti di carte:

le Minchiate fiorentine, si componevano – e si compongono ancora – di 41 carte briscole e 56 non briscole. Il mazzo è quasi identico a quello dei tarocchi, ma anzichè 22 trionfi ne possiede 41; in pratica, sono stati aggiunti i 12 segni zodiacali, i 4 elementi, le 3 virtù teologali e la figura della prudenza; inoltre sono state eliminate le prime 6 carte sostituite con 5 papi. Sul significato del termine “Minchiate” le opinioni divergono. Qualcuno sostiene che derivi di “sminchiare” un verbo usato dai giocatori in situazioni particolari; altri ritengono che vada riferito al membro virile.

minchiate-2Pur non conoscendone l`origine, le Minchiate comparvero anch`esse a metà del ‘400, , come dimostra una “provisione” del Comune, ribadita nel 1463, che escludeva i trionfi (così erano chiamati gli Arcani Maggiori dei Tarocchi) dai giochi illeciti. Si trattava probabilmente di carte ideate a fini educativi, oppure per giochi in cui l’intelligenza aveva la prevalenza sulla fortuna, come, per esempio, i Trionfi e le Minchiate; questi 2 passatempi erano comunemente praticati nella città toscana, come testimonia una “provisione” del 1477 che li cita esplicitamente fra i giochi permessi, assieme ad altri divertimenti popolari. Esisteva un documento molto interessante, il cui originale è andato perduto. Si tratta di una lettera del 23 agosto 1466 indirizzata a Lorenzo il Magnifico e scritta da un suo grande amico, il poeta Luigi Pulci, il quale rimpiangeva le partite a Minchiate, Sbaraglino e Passadieci giocate assieme al signore di Firenze.

il Tarocchino di Bologna  sono un mazzo regionale di Tarocchi composto da 62  carte invece di 78 (62 tradizionali + 1 Jolly). Ci sono i 22 Arcani Maggiori e 40 Arcani Minori nei quattro semi principali: bastoni, coppe, spade e denari, che sono 10 per ogni seme invece di 14, in quanto sono eliminati tutti i 2, i 3, i 4 e i 5. Molte cartomanti bolognesi usano un mazzo ridotto comprendente 45 carte, e usano metodi diversi da quelli comunemente conosciuti. L’origine dei Tarocchini bolognesi sono incerte, ma l’ipotesi più accreditata è quella che li fa derivare dalle Naibi, carte note in Italia nel XIV secolo e utilizzate per un gioco a fini didattici. La prima attestazione della presenza del Tarocchino a Bologna, risale al 1459, ma è molto probabile che il gioco fosse già diffuso nella città a partire dal 1435 e che la sua creazione sia taorcchini-di-bolognadatabile anteriormente al 1420. La sua stagione di maggior celebrità è stata nel Rinascimento, quando veniva praticato nelle principali corti europee. I 40 Arcani Minori sono organizzati secondo la successione tradizionale e cioè Re, Regina, Cavallo, Fante, Dieci, Nove, Otto, Sette, Sei, Asso per ognuno dei quattro semi: Bastoni, Coppe, Spade e Denari). I 22 Arcani Maggiori presentano invece notevoli differenze rispetto alla sequenza tradizionale. Il mazzo dei Tarocchini bolognesi oggi è abbastanza diverso da quello in uso nel Settecento, e sostanzialmente differente da quello in uso nel Quattrocento. Mancano completamente alcuni Arcani, quali la Papessa, il Papa e l`Imperatore.

I Tarocchini bolognesi sono un mazzo a figura doppia, con la sola eccezione della ruota della fortuna, che è l’unica ad avere una doppia lettura. Sono carte veloci, schiette  e popolari, che non hanno nulla a che vedere con la solennità introspettiva di quelli marsigliesi. Secondo gli studiosi essi sono i più antichi significati divinatori a noi pervenuti, anteriori persino alla codificazione di Etteilla, che è considerata il punto di partenza di tutti i significati successivamente attribuiti al Tarocco.

 

Esistono inoltre svariati altri mazzi o giochi, alcuni composti di 12 semi di 12 carte, altri di 8 semi di 12 carte.

 

Risale solo al 1600 la prima descrizione scritta di un gioco corrispondente alla struttura del Tarocco oggi conosciuto, con i 22 Arcani Maggiori e i 56 Minori, che venne chiamato dall`italiano Tomaso Garzoni (autore della sopracitata pubblicazione dal titolo L’Hospidale de’ pazzi incurabili) mazzo veneziano o Tarocco di Marsiglia